E45, la procura all’attacco contro i 5 indagati: quasi 300 incidenti in 4 anni

Cinque avvisi di chiusura indagine a carico dei vertici Anas della Toscana. Nei guai ex capocompartimento già arrestato per mazzette e altri quattro dirigenti

Arezzo 22 marzo 2017 – QUASI 300 incidenti (280)provocati da «buche di rilevanti dimensioni e profondità, giunti metallici che si staccano dalla sede stradale e colpiscono i veicoli in transito come lame, lavori di rifacimento superficialità e rilevato sostanzialmente in degrado». È la descrizione della E45 contenuta nel fascicolo di inchiesta sulla grande strada di comunicazione portata avanti dalla Procura di Arezzo che ha notificato cinque avvisi di chiusura indagine ad altrettanti tra dirigenti e tecnici di Anas Toscana tra cui Antonio Mazzeo, ex capo di dipartimento di Firenze. Attentato alla sicurezza dei trasporti il reato per il quale sono indagati.

LO SCANDALO della E45, la superstrada della morte e del fondo stradale da cratere lunare, non è più figlio di nessuno. Almeno secondo il procuratore capo Roberto Rossi che ha finalmente chiuso le indagini sulla grande arteria e indicato cinque responsabili per le troppe buche, i troppi cantieri e (indirettamente) le troppe vittime, ultime quelle di un settembre di sangue che vide tre morti in pochi giorni. Sono l’ingegner Antonio Mazzeo, già capo del dipartimento Anas per la Toscana, arrestato proprio a settembre in un’altra indagine, quella dei Pm fiorentini sulle mazzette che decapitò i vertici regionali dell’azienda per le strade, due dirigenti dell’area tecnica, Alfredo Cavalcanti e Andrea Primicerio, e due responsabili della manutenzione, Maurizio Polvani e Rocco Oliverio.
Tutti hanno ricevuto in questi giorni il cosiddetto «415 bis», cioè l’avviso di chiusura delle indagini, e ora hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, controdeduzioni o richieste di interrogatorio. Altrimenti, per loro si va verso la richiesta di rinvio a giudizio e il processo. Il reato è pesante: attentato alla sicurezza dei trasporti, pena da uno a cinque anni. In sostanza, non avrebbero vigilato adeguatamente o avrebbero omesso di intervenire per rimediare allo stato catastrofico in cui si trova la E45 nel tratto toscano, un susseguirsi di cantieri, di deviazioni, di viadotti malmessi, di buche grosse come crateri, di un fondo stradale che fa impressione, dal confine dell’Umbria fin quasi al valico di Verghereto, dove la superstrada entra in territorio romagnolo.
LÌ SI ferma la competenza della procura di Arezzo ma non l’inchiesta, perchè in parallelo a Rossi, e coordinato con lui, ha lavorato il procuratore capo di Forlì Sergio Sottani, che già da mesi aveva depositato il suo avviso di chiusura indagini. Nel mirino ancora i vertici dell’Anas, stavolta quelli del compartimento di Bologna. Il capo dei Pm aretini ha impiegato più tempo solo perchè mancavano gli ultimi accertamenti sui responsabili. All’Anas di Firenze avevano capito di essere sotto scacco e hanno fatto melina finchè hanno potuto. Semmai, Rossi si distingue da Sottani perchè non ipotizza altri due reati contestati a Forlì, l’inadempienza contrattuale e la frode nelle pubbliche forniture. Quelli che tirano in ballo le ditte che avrebbero adoperato materiale scadente perchè si deteriorasse più rapidamente e ci fossero quindi più appalti. Probabilmente è uno scenario realistico, ma in ogni caso la competenza non sarebbe di Arezzo. L’inchiesta era partita da un esposto firmato da decine di automobilisti della Valtiberina e aveva portato a clamorosi blitz della Polstrada sulla E45 nonchè negli uffici Anas.

di Salvatore Mannino

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